Vedrai, un giorno.

Purtroppo non sempre ciò che ti sta intorno ti darà un motivo per avere un sorriso sincero e a testa alta nei confronti del mondo, anzi; spesso troverai molte più ragioni per arrabbiarti, intristirti o lasciarti deludere dalle circostanze o dalle persone. Non sempre quindi avrai voglia di sorridere, lo so piccolina, ma il mondo non sempre gira a nostro favore -è normale, è cosi che vanno le cose-  ciò però non vorrà dire che tu non possa cambiare le cose, che tu non possa soprattutto provarci sempre, iniziando per esempio a cambiare la prospettiva da cui guardi le cose: se una situazione ti lascia perplessa o non ti piace, comincia ad allontanarti dal problema, sempre di più, fino ad avere una visione  quanto più esterna delle cose; immagina  di non essere coinvolta nel problema, osserva bene ciò che hai di fronte e fermati a valutare sempre bene i pro e i contro di una situazione, ma soprattutto metti sempre al primo posto la tua serenità.

Ricorda che ogni persona è un mondo a sè, ognuno porta dentro quello che ha vissuto intorno e dentro di sè, ognuno è il prodotto delle proprie esperienze e di quello che queste hanno generato all’interno della coscienza di ognuno. Gli strumenti che quindi adotterai per relazionarti con gli altri testali prima su di te, ma non farne un metro di giudizio universale: ciò che tu vedi rosso a qualcun’altro apparirà arancione, ciò che tu affronti in un modo non varrà per chi userà altre vie, le tue opinioni poi non necessariamente saranno uguali a quelle di chi hai di fronte, nè la tua sensibilità rispetto agli aspetti più svariati della vita coinciderà con quella dell’altro. Ricorda però: quando si tratta di sensibilità stai sempre ben attenta a rispettare quella degli altri, perchè sempre delicata -in te come negli altri- nel dubbio quindi, non fare mai a qualcuno  qualcosa che non vorresti venisse fatto a te, di certo ci sono parecchie cose di fronte alle quali non vorresti mai trovarti.                                 Immedesimati negli altri, fermati un attimo ad immaginare di trovarti nei panni di chi hai di fronte. Prova a sentire quello che sentono gli altri: scoprirai un mondo e capirai che dentro ogni persona esiste sempre un lato bello -magari un po’ nascosto, ma c’è sempre- e che ogni persona, ognuna, merita sempre il rispetto che meriti tu.

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Grazie

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà.

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

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Heute

 

Das ist aber nun eine Liebe zur Hälfte,

die sich vielleicht früher in ihrem perfekte Abdruck gesetzt hat,

die aber heute leer und ohne ihre eigene Stelle und ohne ihre Richtung

 und ihren Kern geblieben ist.

Ich hasse aber auch dich, oder ich möchte, vielleicht.

Weil du in meinem Inneren getreten bist, mit meine Wichtigste in der Hand.

Ohne die Augen zu öffnen, auf was du wusstest.

Ohne ein Wort zu geben, zu was geboren war.

Ohne brennen mit einem Feuer, das du gelöscht hast.

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..e questa da Drogatella? Ma che presa per il culo è? Drogatellaaaaaaaaaaaaaaaa!

 

A galla

Chiari mattini,
quando l’azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta – infinitamente.

Sono allora i rumori delle strade
l’incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d’oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri…

Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d’irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d’albergo al primo rompere dell’aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c’è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,

e che il cammino è sempre da ricominciare.

(Eugenio Montale, Poesie disperse)

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Grazie. Sì, mi ha lusingata. E me la conservo qui. tiè.

 
 
Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

(Eugenio Montale, Satura; Satura II)

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Qua e là

 
Scappare prov. sp. e port. escapar;
a. fr. escaper |onde ingl. to escape|,
mod. échapper, dial. picard. écaper;
rumen. scapà: da un presunto lat. EX-
CAPPARE a parola uscir dalla cappa (EX
CAPPA), gettarla via per correre |contrario
d’Incappare|, simile al gr. ek-dyo,
che vale mi spoglio ed anche guizzo ed esco
fuori, scampo mi sottraggo |composto di
EK indicante azione contraria e DYO vesto|.
Anche accettando per etimo la voce CA-
LAPPIO o il ted. KLAPPA trappola, da altri
suggeriti, il senso originale rimane quasi
lo stesso, in quanto varrebbe uscir dalla
insidia, dalla trappola|.
 
 
 
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…eppure non ho mangiato pesante…

 

 

Oggi pomeriggio mi sono appisolata ed ho fatto un sogno.

Tutto quello che mi ricordo è che ero sola, prendevo un imprecisato mezzo allo scopo di scappare e mi inoltravo in una tortuosa stradina di montagna. Tutto era al buio, avevo anche i fari spenti e se la strada riuscivo piano a vederla, tutta la gente che sfrecciava accanto a me, probabilmente allo scopo di arrivare prima di me chissà dove, non riuscivo proprio a scorgerla. Sentivo solo che c’erano perchè mi spingevano, urlavano, mi buttavano fuori strada.

A un certo punto, credo un fulmine o qualcosa di simile, mi colpisce e allora mi fermo un attimo. Ma solo per un attimo, perchè avevo fretta d’arrivare per potere dimostrare chissà cosa a una persona. Chissà cosa poi. Forse che potevo arrivare prima degli altri?

Arrivo in una casa che parrebbe essere casa mia per la presenza dei miei, ma non lo è. Dentro non c’è niente di mio. Cerco riparo, riposo e dei vestiti, ma non li trovo e sono costretta a uscire di nuovo e riprendere la mia corsa, tutta insudiciata e mezza nuda coi vestiti che avevo prima addosso. Incontro un conoscente che mi invita a fermarmi, di certo non per invitarmi al riposo, ma piuttosto per rassicurarmi che la persona che stavo a quanto pare cercando di raggiungere non c’è più, o almeno, non più per me.

Mi rendo conto di essermi appisolata per un po’ troppo a lungo. Apro gli occhi.

Non c’è sollievo.

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